Madonna Bianca prima delle Torri: un racconto di storia vissuta
Luciano ha iniziato condividendo con la classe un pezzo importante della sua storia personale e del quartiere. Appena terminate le scuole superiori, gli proposero di lavorare in cantiere. Accettò e fu assegnato proprio alla costruzione delle Torri di Madonna Bianca, quando ancora qui c’erano soltanto poche case e il celebre Bar Bocc, aperto 24 ore su 24, punto di ritrovo per tutti.
La prima torre costruita fu la numero 3, poi vennero la 2 e la 1, e negli anni successivi tutte le altre. In quel periodo arrivarono in zona circa 3000 persone provenienti da tante regioni d’Italia, tutte diverse tra loro e senza alcun legame precedente.
Persone che non si conoscevano e che hanno dovuto imparare a guardarsi, a parlarsi, a capire chi avevano di fronte.
«Diventare comunità è difficile» ha raccontato Luciano.
«Ci vuole tempo, pazienza e la volontà di farsi conoscere».
Oggi Madonna Bianca è un quartiere vivo, in cui molti bambini crescono insieme, giocano, frequentano la scuola e le famiglie si incontrano. Ma quella familiarità non è sempre esistita: è stata costruita, passo dopo passo, proprio come le Torri.
Dal quartiere al palcoscenico: costruire un gruppo teatrale
A partire da questa riflessione, Luciano ha guidato i bambini verso una domanda importante:
Che cos’è il teatro?
Le prime risposte hanno riguardato soprattutto il luogo fisico:
una sala, un palco, uno spazio con sedie e biglietti.
Poi, gradualmente, la classe ha spostato l’attenzione dalle strutture alle persone.
Luciano ha spiegato che fare teatro significa interpretare, rappresentare, fingere di essere qualcun altro, ma in modo credibile, così che il pubblico possa emozionarsi e “credere” a ciò che vede.
Ha raccontato anche un aneddoto storico: fino agli anni ’50, in molti teatri italiani (e ancora oggi nel teatro tradizionale giapponese), le donne non potevano recitare e i ruoli femminili erano interpretati da uomini truccati e vestiti da donna.
Un modo per mostrare come il teatro sia anche una testimonianza della cultura di ogni epoca.
Il teatro come arte antica: dal fuoco preistorico al palcoscenico moderno
Luciano ha poi invitato i bambini a immaginare le origini del teatro: gli uomini preistorici che, seduti attorno al fuoco, raccontavano senza parole la caccia, le paure e il coraggio.
Un cacciatore che mostra come ha affrontato una tigre, altri che osservano, imitano, imparano.
Per provare questo meccanismo, i bambini hanno sperimentato piccole improvvisazioni:
camminare come uomini primitivi, comunicare senza usare la voce, immaginare storie non dette ma “mostrate”.
Questi giochi hanno fatto emergere un aspetto fondamentale:
per recitare bisogna immaginare, sapere che cosa si vuole dire, avere chiara l’intenzione.
Conclusione: costruire insieme, come una comunità
Il primo incontro si è concluso con un messaggio forte:
il teatro non è solo un luogo, ma un’esperienza che si costruisce insieme, proprio come una comunità.
Luciano ha mostrato come la storia del quartiere e la storia del teatro si intreccino: entrambe parlano di persone che imparano a conoscersi, a collaborare, a raccontarsi.
E questo sarà anche il percorso dei bambini:
diventare un gruppo, scoprire le proprie capacità, dare forma a una storia comune…
proprio come gli abitanti di Madonna Bianca fecero tanti anni fa.
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